L’isola di Shikoku rientra tra le zone meno visitate del Giappone. Si tratta di una zona rurale, con poche città di medie dimensioni, in cui trovare una cultura giapponese autentica, non abituata ad avere a che fare con i turisti.
Ci sono degli svantaggi, ovviamente. I mezzi pubblici collegano solo i centri principali, soprattutto tramite treni e autobus, mentre alcuni luoghi interessanti, come attrazioni naturali, templi o piccole cittadine, sono sostanzialmente raggiungibili solo in automobile.
Ho comunque fatto un viaggio di cinque giorni a Shikoku, che vi racconto qua sotto. Non ho potuto visitare tutto ciò che avrei voluto, anzi: servirebbe molto più tempo, almeno un mese, per vedere tutta l’isola!
Consideratelo quindi uno spunto per organizzare il vostro viaggio: vi ho anche segnalato alcuni luoghi che non ho potuto visitare, proprio per il poco tempo e la difficoltà di organizzarsi coi mezzi.
Indice dei Contenuti
Come arrivare a Shikoku
Non ci sono voli diretti per Shikoku dall’Italia. Puoi fare scalo a Tokyo, in Cina oppure a Taiwan: l’isola ha diversi piccoli aereoporti con collegamenti interni e con i paesi vicini. Io sono atterrato a Matsuyama con scalo a Taipei, volando con EVA Air da Milano, ma ci sono diverse opzioni, tra cui Kochi, Takamatsu e Tokushima.
Se siete già in Giappone, oltre ai voli interni c’è sempre l’opzione treno.
Consigli di viaggio a Shikoku
- Ricordatevi: siete in una zona non turistica. Serve un po' di spirito di adattamento.
- L’automobile è il mezzo ideale per esplorare Shikoku. Per guidare in Giappone, però, serve la patente internazionale e ricordati che guidano dalla parte opposta rispetto a noi. Il traffico, specie fuori città, è decisamente tranquillo.
- Il treno è una ottima alternativa. Non ci sono Shinkansen, ma i treni locali ti portano nelle principali località, anche quelle di montagna.
- Se scegli il treno, ti consiglio di comprare lo Shikoku Rail Pass su Klook. È molto più semplice rispetto al sito ufficiale di JR Shikoku: riceverai un comodossimo voucher che potrai cambiare nelle biglietterie JR delle principali città. Non sono comprese prenotazioni sui treni Express (ma i treni sono raramente affollati, a parte in altissima stagione).
- Impara un po’ di giapponese, con app come Duolinguo. Raramente troverai persone che parlano in inglese, persino negli hotel. Bastano poche parole ed espressioni di base, oltre all’aiuto di una app per la traduzione automatica, riuscirai a farti capire senza problemi.
- Non portare con te cibo o carne. I controlli alla dogana sono molto severi e al momento è vietata l’importazione di carne e cibo fresco.
Il pellegrinaggio degli 88 templi di Shikoku
Una vera chicca è il pellegrinaggio di Shikoku. L’isola offre la possibilità di fare un pellegrinaggio degli 88 templi, iscrivendosi e ricevendo i vestiti del pellegrino, un po’ come a Santiago de Compostela. Lo spirito è però molto diverso. E, infatti, solo una parte dei pellegrini fa l’intero percorso a piedi, anche perché richiede diverse settimane; capita di frequente di incontrare persone che visitano solo una parte dei templi… e li raggiungono in automobile o coi mezzi pubblici!
Se il pellegrinaggio non è nelle vostre corde, cercate comunque di visitare qualche tempio. Quelli che rientrano nel pellegrinaggio sono… numerati! Li trovi su Google Maps con l’indicazione “Tempio numero 1” seguita dal nome, e così via fino a 88.
Tour di Shikoku: cosa vedere
Giorno 1: Matsuyama
Sono atterrato a Matsuyama la mattina presto, da Taipei: c’è un bus che per 1.000 euro porta alla stazione JR (attenzione, ci sono due stazioni: Eki Mae, la principale, e Matsuyama Shi, cioè “Matsuyama City”, con bus diversi). Si può pagare in contanti direttamente all’autista e si può prelevare all’ATM dell’aeroporto.
La città è piccola e si gira piacevolmente.
Il Castello di Matsuyama, immerso nel verde in cima a una collina, è stato ricostruito in legno nell’Ottocento ed è quindi considerato uno dei dodici castelli del Giappone con tenshu “storici”, proprio perché ricostruito in legno.
Le Dogo Onsen sono delle onsen (bagni pubblici di acqua termale) storiche della città, ospitate in un edificio molto bello a nord est del castello. Le recensioni che ho letto delle vasche, però, non erano eccezionali e non sono entrato.
Come tutte le città giapponesi, anche Matsuyama non ha un “centro” vero e proprio, ma il quartiere di Okaido, a est della collina del castello, permette di fare una passeggiata piacevole, con molti ristoranti. Ci sono anche il Bansuiso, un edificio in stile europeo con arredo d’epoca, e un museo locale, ma non li ho visitati.
Giorno 2: Takamatsu e Marugame
Treno mattutino per Takamatsu, il viaggio dura circa 2,5 ore. Takamatsu è una città decisamente grande, anche perché la sua principale attrazione, i giardini Ritsurin, richiedono quasi un’ora di cammino dalla stazione. Si può anche optare per un tour guidato della città. Io ho fatto tutto da solo.
I Ritsurin Garden, però, valgono davvero il viaggio. Una visita completa richiede almeno un’ora, anche perché è impossibile non fermarsi a scattare fotografie, specie nelle stagioni del sakura o del foliage autunnale. E sicuramente un tour guidato può dare degli spunti ancora maggiori.
Rientrando in città si incrociano le rovine del castello di Takamatsu, vicino alla stazione.
Con appena 40 minuti di treno sono poi arrivato a Marugame. Una cittadina assolutamente tranquilla con l’immancabile castello. Alcuni templi interessanti si trovano nei dintorni, sono però raggiungibili solo prendendo dei treni locali. Col senno di poi, avrei potuto visitare qualche altro posto più interessante.
L’alternativa: Naruto
I giorni a mia disposizione a Shikoku erano limitati, ho quindi scelto di non andare a Naruto a vedere il celebre vortice. A causa della scarsa larghezza dello stretto di Naruto, in occasione delle maree (quattro volte al giorno) si creano dei potentissimi vortici nell’acqua di mare, proprio dove si incontrano il Mare Interno di Seto e l’Oceano Pacifico.
È uno spettacolo naturale, ma i vortici durano al massimo qualche decina di secondi e ho scelto di privilegiare altre località. Se hai del tempo, però, Naruto è ben collegata via treno a Takamatsu e può certamente sostituire Marugame come tappa.
Altra idea: Naoshima
A nord di Takamatsu, dall’altra parte del mare interno, si trova la città di Okayama. In mezzo, una serie di isole e isolotti, tra cui Naoshima, “l’isola museo” a cielo aperto. In circa 8 chilometri quadrati si trovano opere d’arte moderna e contemporanea, dall’impressionismo (con Monet) a un artista giapponese moderna come Yayoi Kusama. Io non ci sono stato, ma ci andrò appena possibile in futuro!
Giorno 3: Zentsuji e Kotohira
Una giornata dedicata ai templi. Da Marugame servono appena 20 minuti di treno per arrivare alla minuscola stazione di Zentsuji. La località è davvero piccola ma ospita uno dei templi più noti dell’isola.

Se viaggiate con bagagli grossi, tenete presente che ci sono pochissimi locker per bagagli in stazione. Il tempio buddhista Zentsuji è gratuito e si raggiunge a piedi dalla stazione: è possibile visitare alcuni spazi anche all’interno. Da non perdere l’albero di canfora millenaria e la pagoda a cinque piani, nel cortile orientale. In quello occidentale, più moderno, si trovano anche alcuni negozi e nello spazio che li collega potete acquistare del cibo di strada.
In generale, il tempio è pervaso da un’atmosfera molto spirituale: vedrete molte persone del posto pregare e fare offerte.
Visitato il complesso di Zentsuji, si prende nuovamente il treno e in pochi minuti si arriva alla stazione successiva, cioè Kotohira, che merita di essere visitata per due ragioni: il santuario Kotohira-gu e gli udon.
Iniziamo dal tempio. Fondato nell’XI secolo in onore del kami Omono-nushi, che protegge i marinai e i pescatori, il Kotohira-gu (o Konpira-san) si trova sul Monte Zazu, a un’altezza di 521 metri. Ci si arriva con una prima salita di 785 gradini e, se si vuole raggiunge il santuario interno (e, credetemi, ci volete andare) il conto totale sale a 1.368.
Ha la peculiarità di essere sia shintoista sia buddhista. Si percorrono alcuni sentieri immersi nel verde, incrociando decine di torii, statue votive e santuari, alternati a splendide viste sul panorama circostante, fino a raggiungere il punto più remoto, la Izutama Shrine.
Ogni anno viene visitato da oltre 4 milioni di persone, in grandissima parte giapponesi, che si fermano a pregare in diversi punti del santuario.
Lungo la strada che vi riporta in città troverete decine di negozi di souvenir e cibo di strada di ogni tipo. Ci sono anche dei musei: uno dedicato alle scienze marittime (per veri appassionati: ci sono teche e teche pieni di corde annodate in modo diverso…) e il Minzoku Museum, dedicato alla storia e al folklore locali.
Consiglio una visita al Museo del Saké, dove con pochi spiccioli si può imprarare di più su come viene realizzata questa celebre bevanda alcolica giapponese e approfittare di uno spazio degustazione. Scoprendo che il vero saké è molto più interessante di quello che troviamo in certi ristoranti “giapponesi” in Italia.
Il secondo punto di forte di Kotohira sono gli udon. O meglio, i Sanuki Udon: la tipica pasta spessa giapponese, a Kotohira, è una istituzione. Fondamentale la tenuta della cottura: un po’ come i nostri spaghetti devono essere al dente, così gli udon devono restare consistenti al morso. C’è addirittura una scuola ufficiale, la Nakano Udon Noodle School.
Troverete moltissimi ristoranti tipici che servono udon in mille modi: i più popolari sono quelli in brodo, accompagnati da un gambero in tempura, e quelli ricoperti da curry.
Giorno 4: Ooboke e Kochi
Al mattino si torna a prendere il treno, con destinazione Oboke (o Ooboke). Siamo in una zona rurale e montana di Shikoku, dove i turisti occidentali sono particolarmente rari.
In poco più di 40 minuti di Express Train si scende a Ooboke, una delle località principali della valle. La stazione, anche in questo caso, è davvero piccola e se avete bisogno di lasciare il bagaglio al locker, sperate sia rimasto posto. E non dimenticatevi le monetine: nel caso, il signore che fornisce informazioni ai turisti può cambiarvi una banconota, anche se cercherà di non farlo (ci tiene, alle sue monete!).
La principale attrazione è la gola di Ooboke, che si percorre con dei tour guidati in barca. Dalla stazione, in circa 30 minuti a piedi, arriverete all’ufficio Oboke Gorge Sightseeing Boat. C’è anche un minibus per andarci, credo, ma non ho capito come funzionasse e soprattutto era già pieno di turisti taiwanesi.

La visita dura circa 30’ e le spiegazioni vengono fornite solo ed esclusivamente in giapponese. In base al meteo, l’itinerario può cambiare e i tour possono addirittura essere sospesi. Il tour in barca non è niente di eccezionale ma in alcune stagioni, penso alla primavera e all’autunno, il paesaggio è certamente interessante.
Anche le formazioni rocciose ai lati della gola suscitano una certa curiosità: informatevi prima su internet o con l’intelligenza artificiale, però. Perché, davvero, nessuno parla inglese. Se preferite qualcosa di movimentato, si può fare rafting.
In zona c’è anche lo Yokai Kaido, un sentiero di circa 1,5 km in cui si incontrano diverse statue di creature soprannaturali, legate alle leggende locali. E l’intera zona è ricca di paesaggi interessanti: siamo a due passi dalla spettacolare Valle di Iya. Visitarla con i soli mezzi pubblici, soprattutto in una sola giornata, è però praticamente impossibile.
Se non potete o volete noleggiare un’automobile, guardatevi i dintorni su Google Maps ed esplorate i pochi mezzi pubblici a disposizione su questa pagina.
Io ho rispettato la tabella di marcia e ho preso un altro treno che in circa un’ora mi ha portato nella città di Kochi. Si tratta di una città piccola per gli standard giapponesi, con poco più di 300mila abitanti, che si trova vicino al mare, stendendosi lungo una insenatura in cui confluiscono diversi fiumi.
Mare, fiumi e canali quindi. E pesce, tantissimo pesce. Sushi e sashimi a Kochi sono particolarmente buoni e la specialità locale è il sashimi di bonito scottato, in italiano palamita. In giapponese, Katsuo no tataki. Lo troverete in molti ristoranti ed è spettacolare.
Kochi offre anche uno dei 12 castelli giapponesi che hanno ancora condizioni autentiche e non ricostruite (non necessariamente l’intero edificio, ma almeno una parte). L’interno si visita per 420 yen ed è vuoto, come praticamente tutti i castelli in Giappone. La vista è molto bella, specie nei periodi in cui la vegetazione dà spettacolo, che sia in primavera o in autunno.
Alternativa: da Naruto a Muroto
Ho dovuto escludere la zona da Naruto a Muroto, proprio perché ho viaggiato usando i treni e non ho noleggiato un’automobile. Se avete più tempo di me, potete esplorare anche la zona orientale e sud-orientale di Shikoku.
Ci sono molte località che offrono templi, paesaggi bellissimi tra mare e montagne, zone storiche ben preservate come la Kiragawa Old Street proprio a Muroto.
Dovrete però armarvi di santa pazienza perché i mezzi pubblici non sono il massimo. Potreste ritrovarvi a fare più cambi tra treni e autobus, non tutti coperti dal JR Shikoku Pass e con frequenze non proprio ottimali.
Giorno 5: Uwajima e il traghetto per Beppu
Ultimo giorno a Shikoku. In realtà, c’è stato un contrattempo e ho dovuto cambiare i piani.
Sarei dovuto partire da Kochi alle 8:20 con la Dosan Line, cambiare treno a Kubowaka (13 minuti di tempo) e andare con la Yodo Line fino a Uwajima.
Invece, a causa dei forti temporali la Yodo Line è stata interrotta! Ho dovuto prendere un bus della JR fino a Matsuyama (il JR Pass non vale, ma dà diritto a uno sconto, mostratelo in biglietteria) per poi proseguire in treno fino a Uwajima.
A Uwajima l’attrazione principale sono i Giardini Tensha-en. Non sono enormi ma meritano comunque una visita e offrono molti angoli in cui scattare foto evocative. In alcuni orari viene anche organizzata una cerimonia del té, a pagamento.
Merita una visita anche il castello di Uwajima. Come sempre, si sale verso il castello con una bella passeggiata tra sentieri immersi nel verde di un parco. Tutto è perfettamente curato, in stile giapponese.
Il castello è piccolo e può essere visitato in poco tempo anche internamente. Alla biglietteria c’era un volontario che è rimasto molto colpito dal vedere degli italiani visitare Uwajima, al punto da regalarci un biglietto “personalizzato” con un disegno e la scritta “buon viaggio”, in italiano!

Infine, da Uwajima ho fatto un breve viaggio in treno per raggiungere Yawatahama, da dove partono i traghetti per Kyushu, in particolare Beppu e e Usuki.
Yawatahama è una cittadina piccola e tranquilla, sostanzialmente un buon punto di appoggio per prendere il traghetto.
A proposito del traghetto per Kyushu. Non occorre prenotare, a meno che non abbiate automobile o motocicletta al seguito: potete semplicemente presentarvi in biglietteria e fare il biglietto. Vi verrà chiesto di compilare un foglietto di carta in cui scrivere i vostri dati, sono a disposizione nei tavoli al centro della sala. Gli onnipresenti volontari giapponesi vi daranno comunque assistenza.
Il viaggio dura circa 2,5 ore e la seconda classe è una scelta ottimale: comoda, spaziosa e con postazioni di ricarica. A bordo troverete distributori di bibite e punto di ristoro con cibi caldi e freddi.
A questo punto siete pronti per venire con me nella seconda parte del mio viaggio, cioè il tour di Kyushu.