Realtà virtuale: la sfida del tatto

Non solo la vista, ma anche il tatto. Al CES 2020 di Las Vegas l’italiana Weart ha portato la sfida di estendere la virtual reality anche alle sensazioni tattili.

 

Digitalizzare il tatto

Immaginate di indossare i classici visori della realtà virtuale. Di vedere intorno a voi un mondo diverso, di sentirne i suoni. Se avete mai sperimentato la realtà virtuale, sapete che vi manca qualcosa. Il tatto, la percezione dei vostri movimenti e del senso dello spazio, sono completamente diversi. Vedete un albero davanti a voi, ma se allungate la mano toccate solo l'aria, nel migliore dei casi. Nel peggiore, vi fate male con qualcosa che non vedete. Ecco, al CES Weart ha presentato una soluzione che permette di rendere anche le sensazioni tattili, registrando la temperatura, la consistenza, la trama e la pressione degli oggetti in formato digitale. Per poi riprodurle ai nostri sensi con un livello di precisione mai raggiunto prima.

Le applicazioni di questa tecnologia

Dal punto di vista tecnico, Weart utilizza un "sensing core" che registra le sensazioni tattili e da un "actuation core" che le riproduce sulla nostra pelle. L'equivalente di microfono e casse, per seguire la metafora di Guido Gioioso, co-fondatore di Weart: uno registra, l'altro riproduce. I possibili utilizzi futuri di questa tecnologia sono moltissimi. Nel business e nella ricerca, sicuramente: pensiamo al vantaggio di potere sentire da lontano la consistenza di un materiale, ad esempio di una camicia prima di acquistarla. E poi c'è spazio nei videogiochi, per esperienze immersive mai viste prima. Fino al massimo del sentimentalismo, con le videochiamate che si arricchiscono, oltre a voce e video, anche della possibilità di riprodurre una carezza.