Rame o grafene? L'industria italiana del tessuto e dell'abbigliamento è in difficoltà, come tutto il settore lusso, per l'impatto del Covid-19. Ma le nostre aziende si sono messe al lavoro per trovare il modo di combattere il Coronavirus. Vi raccontiamo la storia di due tessuti italiani (o quasi) che usano materiali e approcci diversi per realizzare un tessuto anti-Covid.
Virkill e le nanoparticelle di rame

Quello che vedete in foto è il Virkill, tessuto con nanoparticelle di rame che uccidono (anche) il Covid-19, realizzato dalla Italtex di Cabiate, in provincia di Como. Un tessuto utilizzabile non solo per i vestiti di tutti i giorni, ma per gli abiti di lavoro in settori ad alto rischio: quello medico, la ristorazione, l’accoglienza alberghiera e tutti quei casi di contatto con molte persone. Anche se, al momento, ha ancora un limite estetico: il colore.
Attenzione, si tratta di un tessuto vero e proprio: al tatto, non cambia nulla. Il colore, certo, è particolare: tra il giallo e l’arancio. Nei fili che lo compongono, infatti, sono state inserite delle nanoparticelle di rame. L’occhio imano neppure le vede, ma sono proprio loro ad avere la capacità di uccidere batteri e virus, compreso il Sars-CoV-2. Il Coronavirus che ha cambiato le nostre vite da marzo a oggi.
Italtex di Calbiate
L’azienda che lo ha inventato, la Italtex di Cabiate in provincia di Como, lo ha chiamato Virkill. Non è la solita startup di giovincelli, ma un’azienda famigliare attiva da oltre 70 anni. Ha collaborato con un’altra azienda, Ambrofibre, per trovare il modo di usare un elemento naturale, che l’uomo conosce dalle prime fasi della propria storia, all’interno dei tessuti in modo duraturo.
Le certificazioni di Virkill
Virkill mantiene infatti inalterate le proprietà anche con il lavaggio: il tessuto è stato certificato ISO 18184:2019 contro il Covid19, con un indice di attività antivirale di 3,25. In parole semplici: inattiva il virus oltre il 99,9% già al primo controllo. Sono poi in corso ulteriori test per capire se Virkill può combattere anche virus, funghi e altri parametri precisi. Sono in corso test per capire se il tessuto Virkill può essere colorato senza perdere le sue proprietà. Altrimenti, pazienza, ci abitueremo al giallo-arancione.
Il tessuto al grafene di Technow

Un secondo tessuto anti-Covid ha cuore italiano ma sede legale in Svizzera. L’azienda di chiama Technow: ha inserito nel filato del grafene per abbattere la carica virale vicina al 99%. Il progetto “Graphene Inside the Future” ha ottenuto la certificazione antivirale specifica contro il Covid-19 (SARS - CoV2) per i tessuti a base grafenica.
Il tessuto, sviluppato grazie all’estrusione del grafene applicato direttamente nella fase di produzione del filo, dimostra l’azione antivirale di questo materiale: elimina il virus depositato sul tessuto e garantisce protezione, riducendone fortemente le possibilità di trasmissione.
Valido anche per la maglieria e l'abbigliamento
Per il test antivirale, Technow ha presentato un tessuto a maglia. Il tessuto oggetto del test era composto per il 90% di rayon a base grafenica al 2,5%, con l’aggiunta di un 10% di elastomero per conferirne elasticità. Dato che l’elastomero non ha proprietà antibatteriche, possiamo dire che il tessuto testato presentava una concentrazione di grafene di circa il 2%. Un tessuto di maglieria e facilmente utilizzabile nell’abbigliamento, che ha superato il test con una riduzione della carica virale del 98,83%.