Che cosa è Parler (e perché tutti ne parlano)

Come funziona Parler

Adesso che Matteo Salvini ha aperto un profilo, il social network Parler è diventato famoso anche in Italia. Negli Stati Uniti, in realtà, questo social alternativo ai più famosi Twitter e Facebook viene già ampiamente usato non solo dai fan di Donald Trump, ma anche dai sostenitori di teorie e idee controverse e poco vicine al politicamente corretto.

Come funziona Parler

Parler funziona in modo molto simile a Twitter, con messaggi molto brevi. Quando Instagram, Facebook, YouTube e tutti gli altri giganti del mondo social hanno iniziato a porre dei limiti e una moderazione ai contenuti, Parler è stato tra i primi a offrire una piazza alternativa in cui difendere le proprie idee. Per quanto siano strane o, in alcuni casi, palesemente false.

Cosa è Sfero

Un altro social network alternativo è Sfero. Per i più tecnologici, si tratta di un sito che non pubblica cookie (e già in questo modo prende posizione su un tema come la privacy degli utenti, che comunque vengono tracciati da tutti gli altri). Su Sfero si possono pubblicare articoli e video, anche molto lunghi. Sfero viene usato soprattutto da gruppi come no-vax e no-mask. Ma anche su approcci alternativi alla salute, come la meditazione e l’apprendimento del modo corretto di respirare.

Il social network MeWe

MeWe è un altro social network in crescita: può ricordare Facebook e ospita dei gruppi tematici in cui tutti possono scrivere la loro opinione. E si possono anche inviare messaggi privati agli altri utenti.

Video non censurati su Rumble

Se preferite i video, potete fare un giro su Rumble: è una specie di YouTube, ma con molti meno controlli sui contenuti.

Siamo di fronte a un problema non facile: qual è l’equilibrio tra politicamente corretto e censura? Quando è giusto impedire la diffusione di una notizia palesemente falsa? E come essere certi che ciò che viene definito falso lo sia veramente? In un mondo che vede una diffusione crescente (per quanto enormemente minoritaria) dei fenomeni come il terrapiattismo, la questione è apertissima.

E poi ci sono anche aspetti come le immagini e i contenuti violenti o pornografici. Oppure gli insulti e gli attacchi personali (spesso definiti come cyberbullismo). Tutte queste piattaforme hanno il legittimo diritto di porsi come alternative che garantiscono maggiore libertà: il rischio, però, è sempre che alcuni utenti finiscano per abusarne.