MH370: una nuova teoria accusa il pilota di suicidio volontario

Il pilota del volo malese scomparso Malaysian Airlines MH370 avrebbe volontariamente fatto una serie di manovre per complicare la vita a chi avrebbe dovuto ritrovare l’aereo, prima di uccidere se stesso e tutti i passeggeri, schiantandosi sulla superficie dell’Oceano Indiano.

Nuove teorie sul MH370

Lo sostiene l’ingegnere aerospaziale Richard Godfrey, che ha aderito a un gruppo spontaneo, Independent Group of Scientists, che sta cercando di risolvere il mistero del volo MH370. Anche per togliere di mezzo le moltissime teorie del complotto che da anni sostengono tutto e il contrario di tutto su questa vicenda.

I segnali della rete WSPR risolveranno il mistero?

Godrey avrebbe trovato il modo di ricostruire il percorso fatto dall’aereo dopo la sua scomparsa dai radar. Come? Utilizzando i segnali radio deboli della rete WSPR, acronimo di “weak signal propagation report”. Si tratta chiaramente di aspetti molto tecnici legati all’ingegneria aerospaziale (e se qualche esperto vuole dirci di più o aiutarci a spiegare meglio come funziona il WSPR, scriveteci) ma quello che conta è che Godfrey ha fornito delle indicazioni su dove riprendere le ricerche dell’aereo scomparso. Al largo dell’Australia.

Ipotesi compatibile coi resti del volo

L’idea che quello che resta del MH370 si trovi nell’Oceano Indiano Meridionale è la più gettonata da sempre. Anche perché i pochi pezzi del relitto ritrovati finora, sulla costa dell’Africa Orientale, di Reunione e del Madagascar, sarebbero stati trascinati fino a lì dalle correnti. E ricostruendo l’andamento delle correnti, si arriva sempre all’Oceano Indiano Meridionale.

Il pilota l'avrebbe fatto apposta...

Che è però un tratto di mare sterminato e spesso mosso. Torniamo alle ricerche di Godfrey. Secondo cui il pilota del volo, Zaharie Ahmad Shah, avrebbe portato deliberatamente l’aereo in oceano aperto per suicidarsi, ma compiendo deliberatamente manovre per tenersi lontano dalle rotte commerciali aeree. E variando spesso la velocità di crociera, per rendere più complesso calcolare quanta distanza abbia percorso l’aereo.

Insomma, avrebbe cercato di suicidarsi in un posto in cui fosse difficile ritrovare lui e l’aereo. Questo posto sarebbe a sud-ovest dell’Australia Occidentale. Ma, soprattutto, se i dati raccolti da Godfrey sono corretti, avremmo la certezza che fino all’ultimo c’era un essere umano cosciente ai comandi dell’aereo.

... ma era lui ai comandi?

E questo spazza via tutte le teorie sul volo fantasma o sull’esplosione accidentale in volo, così come su attentati oppure l’abbattimento da parte di forze militari, mediante armi segrete (sono tutte teorie che circolano online, e neppure le più strane). Ma solo il ritrovamento dell’aereo malese ci potrà dire chi era realmente ai comandi del volo. Tutti i sospetti si sono concentrati da subito sul pilota, ma per averne la certezza servono le scatole nere dell’MH370.