Dalla eco-bottiglia al cestino per i mari, fino alla barca di infradito riciclate. Molte persone e aziende stanno cercando nuove armi per combattere la plastica in mare: alcune idee fanno sorridere, ma chissà che tutte insieme non possano rendere più pulito il mondo. Ecco una Todo-selezione.
SE NEANCHE GRETA THUNBERG RESISTE ALLA PLASTICA
Prima di partire con il decalogo, dobbiamo capire quanto sia difficile la battaglia contro la plastica. Del resto neppure Greta Thunberg riesce a resistere al “fascino” della plastica (la foto di lei in treno circondata da cibo confezionato la abbiamo vista tutti). E il bando del monouso non farà che “mettere una pezza” a un problema molto più serio di quanto si pensi. Secondo il WWF, oltre un terzo della plastica che gettiamo via è disperso in natura e, senza alcun intervento, nel 2030 i numeri non faranno che raddoppiare. Con effetti devastanti: già oggi pesca, commercio marittimo e turismo fanno i conti con oltre 8 miliardi di dollari di danni.
1) Una bottiglia blu che salva mari e alberi
Ma la lotta alla plastica in mare è partita. E ognuno cerca di combattere con le armi che ha. Parmalat ad esempio è scesa in campo con le sue note bottiglie blu, da marzo 2019 realizzate con il 50% di plastica riciclata, il massimo consentito dalla legge per l’alimentare. Una scelta che punta a numeri importanti: permetterà infatti di risparmiare all’anno circa 600 tonnellate di plastica, oltre 18mila metri cubi di acqua (3 volte l’acqua dell’Aquario di Genova) e la CO2 assorbita da 69mila piante.

2) Un “cestino” per i mari
Ma una bottiglia riciclata non basta secondo NN Investment Partners e Life Gate, che hanno invece dato vita a una sorta di “cestino della spazzatura” per i mari, un bidoncino per la raccolta dei rifiuti che galleggiano in acqua, in grado di catturare circa 1,5 kg di detriti al giorno. Si chiama “Seabin”, viene fissato a un pontile e funziona tramite una pompa ad acqua. Quando poi il cestino è pieno, c’è chi lo svuota e lo rimette in funzione. L’ultimo installato si trova nel cuore della Costa degli Etruschi.

3) Una barca fatta di infradito riciclate
Arriva dal Kenya invece la notizia di un altro interessante progetto: una barca fatta di infradito e bottiglie riciclate. Un’insolita versione di un dhow, imbarcazione tradizionale africana a vela araba triangolare, realizzata da un gruppo di ambientalisti kenioti, che hanno raccolto i rifiuti necessari lungo le strade di Mombasa, Nairobi e Malindi, oltre che sulle spiagge di Lamu. Dieci tonnellate di plastica sono state trasformate in un’imbarcazione multicolore chiamata “Flipflopi”, con cui gli ambientalisti salperanno alla volta dello Zanzibar per sensibilizzare gli abitanti sulla tutela dei mari.

4) “Ooho”, la bolla d’acqua biodegradabile
A Londra invece è stata una startup a ingegnarsi contro l’inquinamento da plastica. Skipping Rocks Lab, forse facendo il verso alla nota esclamazione, ha dato vita a “Ooho”, una sorta di bolla trasparente contente acqua potabile. Un’alternativa ecosostenibile alle bottiglie fatta di una membrana commestibile di alghe naturali. Per bere l’acqua basta fare un buco alla “sfera magica” o mettersi l’involucro in bocca.

5) Birra e “green”
La nota marca di birra artigianale Saltwater Brewery ha invece pensato alle salute delle tartarughe, che spesso finiscono per ingerire gli anelli di plastica delle lattine di birra: l’azienda ha infatti creato degli anelli resistenti proprio come quelli di plastica ma realizzati con materiali naturali e non dannosi per gli animali marini.

6) Una spazzolino in bambù
C’è poi chi ha anche pensato a dire addio ai vecchi spazzolini in plastica per realizzarne di nuovi in legno di bambù: è il caso di un’azienda che, guarda caso, si chiama Brush With Bamboo, al lavoro sull’eco-spazzolino già dal 2008.

7) Una pellicola per alimenti eco-friendly

8) Al supermarket la corsa “plastic free”
E a proposito di prodotti alimentari arriviamo a un altro curioso progetto Made in Amsterdam: il primo supermercato in Europa con una corsia “plastic free”. Parte della catena Ekoplaza, il supermerket vende infatti oltre 700 prodotti di largo consumo con packaging senza plastica, ma con materiali di origine vegetale e biodegradabili.

9) La “cura” della circular economy
Tanti ambiziosi progetti, che però non potranno mai fare la differenza da soli. Come ci conferma ancora il WWF, è l’unione infatti che fa la forza contro l’inquinamento da plastica: i brand devono cioè fare sistema. È la macchina della circular economy, che porterebbe non solo a un 57% in meno di rifiuti plastici (in media un italiano produce ogni 5 giorni 1 chilo di rifiuti plastici) ma anche a circa un milione di nuovi posti di lavoro nella catena del riciclo.
10) 30 multinazionali contro la plastica in mare
Ecco perché come ultimo punto del nostro decalogo non poteva mancare l’accordo siglato da 30 colossi della petrolchimica, fondando la Alliance to end plastic waste (Aepw). Tra i protagonisti l’italiana Eni, insieme ad altri brand noti come Total e Shell. L’obiettivo? Investire 1,5 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni in iniziative proprio contro la plastica usa e getta, a favore del riciclo, del riutilizzo e del recupero.