Deposito Scorie Nucleari: la storia infinita

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Ricomincia il tormentone sul Deposito Nazionale delle Scorie Nucleari. Tutti dicono che è urgente farlo, ma nessuno lo vuole in casa propria.

Pubblicato l'elenco previsto dal 2010

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i 67 siti candidati a ospitare il Deposito. L’elenco attua un decreto legislativo (il 31) datato 15 marzo 2010: parliamo cioè di un provvedimento di quasi 11 anni fa, che è stato sottoposto a secretazione per almeno un decennio, tenendo formalmente esclusi gli enti locali. In 10 anni, tra l’altro, di Governi ne abbiamo avuti diversi, ma tutto è rimasto silente fino alla pubblicazione dell’elenco.

Sai dove sono i rifiuti nucleari adesso?

Ovviamente è nato un dibattito di parte: nessuno vuole i rifiuti nucleari vicino a casa. Perché nessuno ritiene che il Deposito sia sicuro. E perché a nessuno importa che, a oggi, i rifiuti nucleari siano già conservati in diversi punti sul territorio italiano, con delle modalità decisamente più pericolose rispetto al Deposito Nazionale. L’importante, come sempre, è fare casino e un po’ di propaganda elettorale.

Ci sarà 1 solo deposito

Anche perché dei 67 siti idonei, ne sarà scelto uno. 1 su 67. Dopo un confronto con Comuni, Regioni e comunità locali per trovare le giuste compensazioni. Si parla, ad esempio, di alcune centinaia di posti di lavoro. Un’associazione come Legambiente, che di natura se ne intende, ha infatti sottolineato che l’annuncio dei siti idonei è una notizia che si attende da anni. Perché le scorie di bassa e media attività in Italia ci sono e continuano a essere prodotte: solo che al momento le conserviamo malissimo in circa venti siti provvisori potenzialmente pericolosi.

Stiamo pagando il ritardo

Come se non bastasse, l’Unione Europea ci fa pagare una multa (tecnicamente è una procedura di infrazione comunitaria) perché una direttiva del lontano 2011 impone di adottare un programma nazionale per gestire i rifiuti radioattivi. E l’Italia, con lentezza epocale, dopo 10 anni pubblica una lista su cui, c’è da scommetterci, la politica avrà modo di speculare per lungo tempo.